lunedì 20 febbraio 2012

Il petalo cremisi e il bianco

 



Quante suggestioni ed emozioni ,dall’inizio alla fine del libro , e una sola grande ambascia: portarlo assolutamente a termine per porre fine all’inquietudine.
La primissima impressione è stata: furbo di un Faber, quale espediente straordinario hai usato per condurre il lettore nelle pieghe del lontano Ottocento. Non trasporto metaforico, ma trasporto reale, in quanto passo a passo ci hai mostrato i personaggi che vale la pena seguire, quelli che cesseranno da lì a poco la loro funzione di utilità … e noi dietro di loro, come avessimo una cinepresa per riprendere qualsiasi loro movimento, qualsiasi loro espressione - fedeli cameramen, al seguito dell'amato regista! - Un gioco divertente, per un po’. Perché poi è diventato fastidioso: presuntuoso di un Faber , come puoi anche solo pensare che qualcuno ti segua??? Quanta sicumera, in questo!!! Ma ormai è troppo tardi, perché sei già impegolata in una trappola di 980 pagine. Invischiata nei meandri del suo pensiero, che ci presenta il punto di vista maschile (anche se, il romanzo sembra apparentemente dal punto di vista femminile) della maleodorante, pericolosa, sudaticcia, sporca vita delle prostitute nella Londra degli anni settanta dell’Ottocento. E si viene a conoscenza di molte cose. Del metodo anticoncezionale delle prostitute, ad esempio: una mistura potente di velenosi sali, che dopo ogni rapporto, le prostitute si introducevano nella vagina con uno stantuffo di cotone … Vita grama, per queste ragazze – ma quanto è cambiato al giorno d’oggi? – Si viene a conoscenza di una serie indescrivibile di canzonette sconce, cantate nei locali “lumpen”, frequentati dagli sfaccendati rampolli della buona società, dagli universitari spalmati di idealismo socialista, dagli imprenditori facoltosi in cerca della trasgressione sessuale . Si viene a sapere che la ditta cosmetica Rimmel, era già nata. Si viene a conoscenza che Jane Eyre , veniva già letta (da chi sapeva leggere), e, trovandoti a metà della storia pensi: Anche tu, l'hai letto, caro Michel Faber! – si parla e si leggono parecchi libri, nel romanzo - … si viene a conoscenza di Sugar e di William Rackham, delle Profumerie Rackham , di Agnes, delle Sorelle della Salute… Ma, Faber, escogitando lo stratagemma di portarci fisicamente per mano, in questi luoghi e in questo lontanissimo periodo storico; non si preoccupa del linguaggio, perché il linguaggio può essere quello duro dei giorni nostri, perché siamo noi con i nostri mezzi che andiamo a conoscere i mezzi di quel periodo. E questo stratagemma è geniale! Perché Faber, usando il suo linguaggio, sconcio nei punti giusti, lucido e concreto in altri, ci prende per la gola e non ci dà tregua fino alla fine!